martedì 17 maggio 2011

La recita di fine anno (attenzione, neppure questo è un post creativo!)

Sollecitata da un post del fervido genitoricrescono.com , mi dilungo (un po') a sfogarmi sulla...recita di fine anno.
Venerdì ho assistito alle prove dello spettacolino di fine anno delle seconde (scuola primaria). Il giorno dopo ero a letto stesa da una gastroenterite di proporzioni bibliche. Un caso?
Premessa: nella mia vita precedente (prima di avere dei figli) ho fatto l'educatrice. Un bellissimo lavoro, retribuito pochissimo e con scarsissima considerazione sociale, ma che, fra alti e bassi, mi piaceva. Come educatrice l'obiettivo principale era quello di far emergere , di lavorare perchè la persona che avevo di fronte (adolescente o disabile che fosse) fosse messa nelle condizioni di far affiorare, di coltivare,di far fiorire il meglio delle proprie potenzialità. Bello, vero?
Poi decido di farmi una seconda laurea (fra un figlio e l'altro) e di cimentarmi nel mondo della scuola, forte del fatto che essere maestra significasse anche essere un'educatrice e non solo una docente. Chi me l'ha detto? Mah, forse Don Milani, forse qualche professore all'Università, qualche libro che ho letto, il mio buonsenso, non saprei...
Poi sono arrivata a scuola. A fare la maestra di sostegno. Tralascio le amare riflessioni sulla disabilità a scuola (vedi qui e qui),e osservo come viene coltivata la creatività dei bambini coi lavoretti: uno sfacelo! I bambini eseguono come automi direttive imperiose su come e dove attaccare fiorellini e fiocchettini, spesso in catena di montaggio, il tutto in un tempo record di 20 minuti! Alè! Evviva la fantasia dei bambini!
Ma arriviamo allo spettacolino. Le maestre prevalenti, amabili, sorridenti e che chiamano tutte "cara", impongono, sfiorando il nonnismo, alla collega, supplente, precarissima di musica di organizzare lo spettacolo, supportata dall'altra collega, supplente, precarissima di motoria. Loro tracciano il canovaccio, le altre devono metterlo in piedi. Qualcuno chiede qualcosa ai bambini? Nessuno!. Decidono di...udite udite...far cantare una canzoncina ai bambini! Brivido di novità che scorre sulla nostra pelle. Siccome in gita siamo andati allo zoo, la canzone deve parlare di animali. E allora lo chiederanno ai bambini, li coinvolgeranno, faranno un sondaggio e poi utilizzeranno i dati per inventare un problema, tireranno a sorte e spiegheranno la probabilità? No. Decidono loro. E optano per l'ultima hit del momento: Cocco e Drilli- 16° Zecchino d'Oro-1974. Ma sììì! Ci piace il vintage!
Insegnano la canzoncina, poi delegano l'assistente ad personam a realizzare la scenografia insieme alla bambina disabile (chiaro modello di integrazione mal'interpretata), e poi i bambini sul palco a mimare la canzone.
I genitori saranno contenti, peraltro la canzone la conoscono anche loro, si commuoveranno a guardare i loro bimbi e tanti applausi alle maestre, ma per me rimane un qualcosa senza senso che non riesco a capire. Mi sembrano occasioni sprecate di rendere protagonisti i bambini, di farli partecipare, di farli sentire "bravi" non solo nell'ambito didattico, ma in tutto ciò che compone la loro umanità e parlo di fantasia, di originalità, di problem solving, di solidarietà.
Se la recita finale fa parte della routine della scuola, a cui bisogna volenti o nolenti piegare il capo, perchè non farlo diventare un momento significativo di crescita? Si può agganciarlo alle materie principali, si possono coinvolgere più aspetti, si può strutturare in maniera diversa dalla solita canzoncina cantata in coro (penso ad una presentazione in power point, a una mostra di elaborati, a uno spettacolo con le ombre cinesi, ad una recita vera, a una danza,  una galleria fotografica...). Gli strumenti ci sono. Manca lo sforzo. Manca la capacità delle maestre di scommettere su questa cosa, di pensare che non è una perdita di tempo, ma che è un modo, nuovo, probabilmente ugualmente efficace, di lavorare con i bambini.

8 commenti:

  1. Mi trovi molto d'accordo, anche perchè con mia figlia alla materna ho vissuto esperienze analoghe. Non so se hai già letto qualcosa di Ken Robinson o visto questo filmato, ma davvero prende un certo sconforto se ci mettiamo a far paragoni http://www.youtube.com/watch?v=SVeNeN4MoNU

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  2. Da qualche hanno i bambini della mia scuola partecipano a un laboratorio teatrale con specialisti... non lo condivido perchè è a pagamento e neanche troppo a basso costo... Il risultato non mi sembra sia molto differente da ciò che hai descritto ... purtroppo!

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  3. @deborah: ti ringrazio per la dritta! non lo conoscevo e mi ha interessato un sacco!
    @tatina: l'ulteriore danno che creano è che producono disamore per il teatro, che è invece una risorsa bellissima!

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  4. oddio ho scritto "Hanno"... aiuto... sono proprio stanca... che vergogna!!!

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  5. Ecco, sono proprio contenta di poter portare una esperienza inversa (ma comunque una buona via di mezzo ci starebbe bene, ogni tanto, ma tant'è: tra gli estremi mi è capitato il migliore).
    Ieri c'è stata la recita di fine anno del corso extracurriculare di teatro (a pagamento, ma moltissimo a buon mercato). II elementare.
    Sul palco un gran caos: ammettiamolo, noi genitori non ci abbiamo capito nulla. Se dobbiamo parlare di spettacolo, be'... una tragedia!!! :)
    E infatti c'erano molte mamme avvelenate.
    Però i bambini si sono divertiti: in un anno di teatro, dove hanno saltato e ballato, e anche il giorno dello spettacolo.
    Certo, ieri Andrea mi chiedeva: "Mamma, ma cosa ti è piaciuto di più dello spettacolo?". Ed io, un po' perplessa, cercavo una risposta plausibile: "Ehm... il fatto che fosse molto... corale (con spiegazione del significato)".
    "Ah... Senti, e poi oltre al fatto che era fatto da tutto insieme, come si dice..., corale, quale pezzo ti è piaciuto di più?"
    Imbarazzo... non mi ricordavo nessun pezzo in particolare perchè era un gran caos: "Quando hai fatto quelle belle piroette, amore!"
    Fiuuuuu.... salva! :)
    Alla fine, meglio un figlio contento e uno spettacolo terribile che Cocco e Drilli!

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  6. @silvia: ecco, è proprio questo che intendo! lo spettacolo dovrebbe essere un loro autentico, unico, originale e irripetibile prodotto! E poco importa se non lo si capisce, io, personalmente, ho visto diversi spettacoli teatrali fatti da attori veri, con registi veri, con luci vere senza capire una beata mazza! E pagavo pure il biglietto!

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  7. Ho alle spalle ben 19 spettacoli di fine anno scolastico, ce ne sono stati di ben organizzati, fatti bene dove i bambini non erano liberi di esprimersi, ce ne sono stati di divertenti e sconclusionati inventati da loro, ce ne sono stati di belli e di così così, ma tutti speciali.
    Uno dei più belli comunque é stato uno in cui ogni bambino, solo o in gruppo, faceva una cosa in cui era bravo.
    Lo spettacolo era molto vario, chi ha cantato, chi ha suonato,chi ha ballato, chi ha raccontato una poesia, chi ha raccontato barzellette.
    Non erano dei professionisti, ma erano dei bambini che facevano i bambini e facevano qualcosa che a loro piaceva, e si vedeva.
    Purtroppo si studia tanta pedagogia che non viene mai applicata, vogliono le insegnanti vogliono che gli spettacoli siano fatti rigorosamente bene, come se in sala ci dovessero essere i talent scout.

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  8. Vedo solo ora questo post, arrivo tardi. Vorrei, comunque, dirti che anche fuori Paese, le cose non sono poi tanto diverse. Noi viviamo a Marrakech, questo è il 4° anno consecutivo che la grande frequenta la stessa scuola e per la piccola è il 3°, ebbene, nessuna delle due ha mai partecipato alla festa di fine anno. Quando ho chiesto spiegazioni alle maestre, mi è stato detto che le bambine sono troppo timide (???? le mie figlieeeee?! Noooooo) In ogni caso, qui non fanno partecipare i bambini nella preparazione dello spettacolo, fanno ripetere a pappagallo. Addirittura, i lavoretti che fanno alla materna, non sono i bambini a realizzarli, ma le maestre: collage, pittura, coloriage, ecc. E' una vergogna. Per forturna che le mie figlie si sfogano a casa, tagliando, strappando, colorando tutto quello che trovano.

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