martedì 8 novembre 2011

Elogio dell'imperfezione

Ci sono cose di cui devo ringraziare mia mamma, tipo il fatto che so apprezzare le cose genuine e non i piacciono i dolci "comperi",a meno che non si tratti del gelato al gusto Dulche de Leche, ma questa è un'altra golossissima storia...
Ci sono cose per cui devo ringraziare mio padre, ad esempio che ho delle gambe muscolose pur avendo fatto come sport nella mia vita solo lo shopping non agonistico.
Ma c'è una cosa gigante per cui devo ringraziare i miei figli. Mi hanno salvato dalla sindrome della perfettina. Perfetta non lo sono mai stata, anzi...tuttavia sono cresciuta con il convincimento che le cose o si fanno in un certo modo o non lo si fanno. E il certo modo è quello che sfiora la perfezione. Il convincimento era così radicato che se le cose non mi venivano come pretendevo io, dopo qualche tentativo, rinunciavo. Rinunciavo, punto. Non mettevo in conto la pratica, l'allenamento o il semplice gusto di apprezzare qualcosa. O perfetto o niente. Da un certo punto di vista questa mentalità dovrebbe favorire l'impegno e l'ambizione. In realtà credo che tolga il 90 % del gusto della vita, della gioia della semplicità. Ho fatto impazzire il mobiliere quando ho comprato la cucina perchè abbiamo discusso ogni singolo dettaglio ed ogni scelta (dalle maniglie all'altezza del piano di lavoro) era per me motivo di dibattito e studio. Doveva essere perfetta. Non dovevo rimproverarmi un giorno di aver sbagliato nell'acquisto.
Quanto tempo sprecato! I sabato pomeriggio nel suo studio a massaggiarmi il pancione e a valutare i diversi tipi di frigorifero nel dettaglio che neanche avessi avessi avuto un pinguino da allevare...
Mia mamma lo sapeva...un giorno mi ha regalato un libro "Nessuno ci chiede di essere perfetti, nemmeno Dio", scritto da un rabbino, uno, cioè, che ha fatto dell'arte di capire i messaggi segreti dell'Altissimo la sua vita. Era proprio un bel libro, lo consiglio, l'ho trovato geniale in molti punti, pensavo sarebbe riuscito a fare breccia in questa paranoia, ma nulla...ero granitica.
Poi sono arrivati loro. E i piani sono andati tutti all'aria. Perchè mi hanno insegnato che non c'è la perfezione, o almeno non esiste quella pianificata, studiata, progettata. Perchè per quanto mi possa sforzare viaggio con anni luce di distanza anche solo dall'idea di mamma perfetta. Ho sperimentato che esiste un'altra forma di perfezione: quella improvvisata, che dura qualche attimo o forse anche una mezz'ora, che è il frutto di un progetto condiviso, dii un'affinità di anime e che è l'unica perfezione per la quale valga la pena investire. Esistono i pomeriggi perfetti improvvisati con i colori o con una torta. Esistono i balletti (perfetti) e il trenino (perfetto) per la casa. Esistono i bagnetti (perfetti) con la vasca piena di contenitori e giochi e il bagno imperfettamente allagato.
Per il resto: il colore delle tende, la finitura del parquet, i decori del servizio di piatti, l'opinione dei vicini e dei parenti, la casa, l'altisonanza del lavoro, il numero di amici, gli inviti ricevuti...sono cose belle, piacevoli, ma non ci investirei più tutto il tempo e le risorse che ci ho consumato.
Terrei, terrò l'energie per altro.

1 commento:

  1. Quanto hai ragione... Nella mia vita precedente io ero una mamma davvero perfetta... poi sono diventata mamma e ho capito quanto sono lontana dall'esserlo... Guardo gli occhietti del mio cucciolo e capisco che a lui non gliene importa niente della perfezione... a lui vado bene così!
    E non sai quanto mi ha aiutato anche al lavoro... tutto doveva essere fatto in un certo modo... programmato e perfetto o giù di lì... ora programmo ... Bebè si ammala e devo rifare tutto... ma alla fine ai miei alunni non gli importa... io sono sempre la loro maestra... un po' broccola... un po' smemorata... ma pur sempre la loro maestra...

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ho perso il contoooo!!!