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mercoledì 10 ottobre 2012

Età anagrafica ed età oggettiva.

immagine tratta dal web
Sono gli oggetti i veri specchi. La chiamerei "età oggettiva".
Sono loro testimoni inoppugnabili e incorruttibili del tempo che passa.
Stanno ziti e fanno il loro lavoro fino a quando non servono più. E allora capisci che il tempo è passato e che non si torna indietro.
E forse è questo il motivo che mi spinge a mentire costantemente sulla mia età. Quanti anni hai? E che ne so! Se indosso vestiti che ho preso 6 anni fa, io mi sento quegli anni lì addosso. Se mi metto al collo una collana comprata a un mercatino nel 2003, io mi sento esattamente come allora, con quegli anni, quei pensieri, quell'energia. Quanti anni hai? Non lo so, dovrei fare una media con l'età delle cose che mi circondano...Il mio tempo scorre piano, ho ancora 28, 30 anni, a volte anche meno, quasi mai di più.

Poi stamattina lo Svizzero si è accorta di essere un po' in difficoltà. Se saliva sulla pedana per lavarsi  i denti non riusciva a specchiarsi nel piccolo specchio che gli ho attaccato appena sopra il lavandino. I suoi occhi erano troppo in alto.
Gli ho suggerito di scendere dalla pedana, mi ha guardato sorpreso "Il lavandino è un po' alto, mamma...", è vero, è alto, ma riesce lo stesso a vedersi nello specchio. Non ha più bisogno della pedana, Lo sguardo da sorpreso è diventato felice. Ha capito che è diventato un po' più grande, che è cresciuto.
Ed io l'ho visto lavarsi i denti così, come un grande, come faccio io, come fa mio marito...ed ecco che il cuore di mamma si è stretto un po'.

Per compensare vado a mettermi il foulard che ho preso in Grecia nell'estate 2001!

lunedì 1 ottobre 2012

Farina del mio sacco

Odio buttare le cose. Ma di questo ne ho già parlato... Odio anche rinunciare alle cose...metterle via, in cantina. Questo perchè solitamente mi dimentico dove le ho messe e poi ne vado in cerca come Pollicino quando però gli uccellini gli mangiano le briciole, come a dire, a caso... Tipo che non trovo più un tappeto. Un tappeto vero, no un tappetino da bagno, uno scendiletto...no,no proprio il tappeto che stava davanti alla tv. Dov'è? L'ho dato per caso a qualcuno di voi? Non si trova più!
Ma odio mettere via le cose anche perchè, seppure mi professi cristiana cattolica, in realtà sono un'animista, e mi convinco che negli oggetti entri un po' delle emozioni che mi hanno dato o che semplicemente mi aiutino a non dimenticare...Questo per dire che chiaramente ho pianto quando abbiamo smontato il lettino con le sbarre.
Smontato e messo via. Non serve più. Anche il piccolo è cresciuto e gli serve un letto da grandi-ni. Smontato dopo 4 anni di onorata presenza in casa.
Sempre presente, perchè appena ne è sceso uno, è salito l'altro, e lui, da bravo soldatino, li ha accolti tutti, fatti dormire, fatti piangere, imprigionati e fatti evadere. E ora è in cantina. Insieme agli scarponi sporchi , ai giochi del mare e alla riserva di vino.

Nessuno stupore se quindi ieri, il piccolo Anarchico è arrivato da me con gli occhi pieni di lacrime e la bocca a mestolino, mostrandomi i suoi sandaletti estivi, rotti e spellati, che aveva appena recuperato dalla pattumiera in cui li avevo messi... "Va bene amore, la mamma si è sbagliata, non volevo buttarli, rimettiamoli nella scarpiera!"

Ecco che questa mia devianza fosse ereditaria proprio non me lo sarei aspettato!

Non è che anche tutte le altre mie paranoie si sono trasmesse geneticamente?

giovedì 10 maggio 2012

Allora: mi sono iscritta a un corso di fotografia. Questo perchè mi sono stufata di avere una reflex e di non capire assolutamente nulla di fotografia. Mi sono anche stufata di contemplare le foto che vedo in quasi tutti i siti e di rimanere incanta a bocca aperta, per poi cercare di ripetere le stesse foto con risultati fantozziani. E poi mi sono anche stufata di sentire il pc man che continuava a ripetermi "allora? perchè non ti iscrivi a un corso di fotografia?". E' chiaro che il corso lo devo fare io perchè lui vuole le foto belle. Quindi nei nostri album fotografici, io non ci sono mai. A meno che non consideriamo tutte le foto che mi sono fatta da sola stendendo il braccio e impugnando la macchina fotografica al contrario, che, insomma, non sono proprio foto di qualità. In ogni modo mi sono iscritta al corso di fotografia del mio comune. Corso base.
Base.
Mi aspettavo lezioni a partire dal "Come togliere il tappo dall'obbiettivo", per poi passare "Il flash: una luce automatica, non sta per piovere", qualche lezione sulla composizione "I ritratti: attenzione a non tagliare la testa", e altre amenità pratiche.
Invece si parla di cose oscure: già dalla prima lezione il tizio parlava di focale, di diaframma (ma non siamo al consultorio!), di tempi, di bilanciamento del bianco (sento un chè di razzista, non so...) ed io non capivo nulla.  Il tizio sparava numeri: "con un iso 800, consideriamo una focale alta, e poi chiaramente scegiendo un diaframma 5.2, o anche meno, consideriamo i tempi 1/6, no?"
No. O sì? Non saprei. Mi veniva molto da ridere. Gonfiavo la bocca per non scoppiare a ridere. Poi mi sono girata con gli occhi lucidi e ridanciani per vedere le reazioni degli altri.
Tutti intorno a me annuivano.
Seri e concentrati.
Così annuivo anch'io; nel frattempo, siccome la sede è la stessa del bonsai club, mi studiavo tutti i cartelloni con gli errori più diffusi nel bonsai (se non fosse che il mio pollice verde è un killer spietato, cambierei club, ma amo la natura, quindi lasciamo perdere).
Poi pian piano sto iniziando a capire, chiaramente gli altri sono anni luce avanti a me e fanno domande tecnicissime, ma qualcosa sto capendo. Lo sto capendo così bene, che mi viene voglia di trasferire certi concetti alla vita reale.
Parliamo della Macro. Di quando fai le foto ai dettagli. C'è un prato intero, ma tu vuoi guardare quel fiore. E fai la macro (in realtà se sei furbo e hai la macchinetta la metti sulla funzione con il disegnino del fiore e sei a posto): ti avvicini, apri per bene il diaframma, probabilmente fai altre cose che non ho capito quali siano, e scatti. Ecco la foto: il dettaglio è nitido e luminoso, tutto il resto è sfuocato. Così ho pensato che tanto volte vivo la mia vita facendo costantemente foto macro. Mi fermo sui dettagli, li ingrandisco, li metto in primo piano, li vedo per quello che sono, a volte pieni di difetti e di mancanze. Tutto il resto non lo considero, lo infilo dentro uno sfocato confuso. Faccio così quando sono stanca. E questo non mi aiuta.
Allora voglio fare solo grandangoli. Voglio allargare lo spazio il più possibile, fare entrare nella foto tutto il prato e magari anche le montagne dietro e un pezzetto di cielo. Perchè il grandangolo è più onesto. Perchè se nella mia vita mi fermo ad analizzare ogni dettaglio e a sfuocare il resto, vedrò spietatamente i miei errori, a volte solo quelli, e questo mi farà male, mi farà venire voglia di smetterla. Ma se allargo lo spazio, se insieme al mio errore faccio entrare anche quello che è andato bene, che ho fatto di giusto, allora la visuale cambia. E lo sfondo non è meno importante del primo piano. Se insieme alla mia rabbia per una cosa andata storta, faccio rientrare anche la soddisfazione del giorno prima, se non guardo solo i dubbi del presente, ma anche quello del passato che si sono trasformati in certezze ecco che il quadro è meno sconsolante, anzi brillano colori dimenticati, riflessi che avevo nascosto.

Quando trovo una metafora anche per il bilanciamento del bianco vi faccio sapere...







giovedì 3 novembre 2011

Ah, non era pasquetta?

Lo so che volevate sapere come ho trascorso il giorno dei Santi! Però non avevate l'ardire di chiedermelo, perciò vi tolgo dall'imbarazzo e ve lo spiego. Anche perchè stata una gran bella giornata. E se ne parlo solo ora è perchè sono pigra e lenta. Un bradipo, insomma.
Io vivo da sempre a Brescia, ma le radici della mia famiglia sono là, nella terra del prosciutto e del  formaggio, di Verdi e delle biciclette, insomma nel territorio di Parma. Così abbiamo fatto la gitarella, sembrava più una pasquetta che il 1° novembre: io, mia madre e mio fratello siamo partiti la mattina presto, salutando i consorti e la prole per dirigerci sotto il Pò. Abbiamo fatto la visita al cimitero, rivisto parenti che ci ricordavano 15enni, stretto mani di ignoti, versato qualche lacrima, cercato somiglianze nelle foto dei nostri predecessori, letto con attenzione lapidi che portavano nomi insoliti (quanti Otello, Tranquillo, Aldina!), cercato le lapidi più vecchie (un morto nel 1854, forse...), declamato "Novembre" di Pascoli...poi col cuore gonfio di ricordi e rimpianti per chi se n'è andato davvero troppo presto e per chi ci sarebbe ancora e ancora servito,nonostante fosse anziano, siamo andati a fare la nostra personalissima celebrazione e commemorazione dei defunti: al ristorante! In tantissime culture si presenta l'abbinamento "piangiamo il morto e mangiamo", tranne nella nostra, dove la morte è un taboo, indicibile, da nascondere, da occultare. E invece io sento, sento proprio epidermicamente, che c'è un legame forte fra il ricordare chi non c'è più e banchettare in suo onore...cosa sarà? la vita che si riafferma sulla morte? la convivialità come espressione di conforto e vicinanza? il fatto che mio nonno adorava mangiare con gusto? che io e mio cugino abbiamo passato l'infanzia a mangiare al tavolo da soli perchè eravamo i più piccoli e non ci stavamo nella tavola con i grandi? non lo so...tutto questo, molto altro; in ogni modo noi siamo andati a mangiare in una meravigliosa e tipica trattoria niente popò di meno che a Zibello, la patria, per chi non lo sapesse, del culatello. E così fra un piatto di strolghino e uno di capelletti, fra un bicchiere di lambrusco e uno di Nocino (favoloso!), il cuore si è calmato, il sorriso è diventato una risata, il sole si è scaldato un po' e io ho riassaporato l'essere figlia e sorella, per qualche ora, senza altri pensieri, sospesa fra i ricordi e il gusto del presente.

giovedì 27 ottobre 2011

E mi tocca pure fare la Zen!

Nelle mia vita precedente amavo il controllo. No, non la vita precedente precedente (quello in cui ero una nobile aristocratica che non alzava un dito dalla mattina alla sera, il che spiega la mia ritrosia a qualsiasi sforzo/fatica/lavoro), solo quella precedente ai figli. Ecco, allora mi piacevano le routine e il senso di controllo e di armonia con l'universo che ne scaturisce. Sapere che le cose iniziano, si sviluppano, terminano. Che meraviglia! Poi è finito tutto. E' arrivato lo svizzero, che in barba al suo nome, sta decidendo di far saltare qualsiasi piano di prevedibilità. Si addormentava da solo? Ora servono qualche centinaio di riti e rituali (dal cuscino caldo, alla mano, ai baci sul collo...). Cacca e pipì nel water? Ora gocciola che sembra un rubinetto guasto e la cacca atterra puntuale nelle mutande, solo lì! Prima schifava i miei baci e se li toglieva quando li giudicava eccessivi? Ora si lascia baciare all'infinito: dico solo che cedo prima io!
Ecco, ha cambiato le carte in tavola e, in questa strana partita che giochiamo ogni giorno, le regole le metto io, ma le carte le da lui e spesso ho l'impressione che sto cercando di giocare a briscola mentre lui sta distribuendo le carte da poker! e ogni tanto ne esco piegata: alla terza cacca del giorno nelle mutande, all'addormentamento infinito, inizio a cedere, saltano i nervi, salto io, salta la voce...e poi ci sono giorni in cui guardo queste carte da poker e cerco di capire come giocarci a briscola e, tutto sommato, mi ci diverto pure, mentre con un respirone zen, mi dico che tutto passa, che è una fase, che evidentemente non la capisco, ma che forse in amore non serve capirsi sempre, basta esserci, aspettarsi, accettarsi.

martedì 18 ottobre 2011

Ciò di cui ho davvero bisogno. Non è un tepidarium.

E' che sono lenta. Lenta e pigra. Che mi piace starmene tranquillina in pace. Come adesso che i bimbi dormono e il raggio di sole che mi cade addosso è meravigliosamente piacevole. Così stavo per perdermi una bella occasione. Più o meno un anno fa, mia cognata, per il mio compleanno mi ha regalato un percorso rigenerante in una beauty-spa a 5 minuti da casa. Circa un anno fà. Validità: un anno. Quando me l'ha regalato ero felicissima: 2 ore di relax! da sola! senza bimbi urlanti che interrompono le cose. Forse ne ero troppo contenta, da non volerlo sciupare. Mi bastava guardarmelo lì, attaccato sulla mia bacheca per pensare che ce la potevo fare, che se le cose andavano male avevo quel buono lì da usare...e così ho posticipato, rimandato, un po' dimenticato. Ma ieri l'ho usato. YEEeeeeeSSSSS!  Piscina (bella caldina) con idromassaggio, bagno turco,  tepidarium (che non ho capito cosa dovevo fare: sono stata un po' lì in piedi, poi mi sono seduta, poi mi sono sentita fessa e mi sono alzata), sauna, doccia emozionale (l'emozione era "oh, mamma che freddda! ah, no adesso va meglio!" e si spegneva, così l'ha riaccendevo e di nuovo l'emozione "uh, mamma è ancora fredda! ah, ecco adesso va meglio!"), e poi la stanza relax: lettino, copertona calda calda e tisanona bollente. Ecco forse mi sarebbe bastato 2 ore di quello. Solo di quello. Senza tutto lo sbattimento del caldo, freddo, sauna, mi asciugo, si bagna l'accappatoio, vado in sauna, no ci sono già due che mi sa che vogliono stare da soli, allora vado nel tepidarium, no! il tepidarium no! che non so cosa devo fare! rifaccio l'idromassaggio e poi torno in sauna...che per carità, se gli sbattimenti nella vita fossero questi! ma per dire, che forse la cosa che ho apprezzato di più è stato stare sdraiata, al caldo, in penombra a bermi una tisana in silenzio...Uno può dire: fallo anche a casa tua! no! perchè se riesci a trovare il momento per farlo a casa tua, sei comunque a casa tua, e gli occhi si muovono e notano il disordine, un po' di sporco, i giochi in giro...e i muri, che sembra non sappiano parlare, incominciano a farti pensare a tutto quello che devoi o dovresti fare, a partire da cosa cucinare per cena...ecco, lì, il cervello si era spento. Black out. Off. figata!

giovedì 29 settembre 2011

Strana, stranissima fase. Fase in cui il lavoro è bello. Le maestre motivate. Il clima positivo.
 Fase in cui l'Anarchico entra al nido e non piange. Fase in cui al mattino sono a casa. Con il tempo. Libero. Tanto.
E allora che si fa? Si fanno dei lavoretti per i bimbi delle amiche, si impara il punto croce, si realizza un porta collane decente (con massima soddisfazione), si fanno le torte, le pizze...
Si pensa. Perchè a me l'autunno fa pensare. Saranno le foglie secche? il caldo dolce? L'essere ormai quasi libere dalla schiavitù della ceretta, visto che fra poco riparte la stagione delle calze? (e scusate, ma quando si mettono le calze a 100 denari o i leggins io mi lascio veramente, ma veramente andare! dopo 3 mesi di gambe all'aria e silkepil rotante!). Che sarà?
Sarà che si pensa. Si pensa alla famiglia, che è bella, colorata e caotica.
Si pensa che c'è ancora spazio...
Poi si mette via il pensiero e si pensa che è bello, bellissimo dormire, poter uscire la sera, cucinare una cosa sola che mangiamo tutti quanti, non avere nessuno che dorme con noi...però era anche bello avere un lettino vicino...
ecco i pensieri si rincorrono così, prima uno, poi l'altro, come le foglie di questo strano autunno...

martedì 6 settembre 2011

Il mio bagaglio di dubbi all'indomani delle convocazioni.

Ci siamo quasi. Domani c'è la convocazione per i posti di sostegno nella scuola primaria. Per chi non ha mai vissuto quest'esperienza, ecco un breve fotogramma:
immaginate una stanza, anche spaziosa, colma di donne, alcune col pancione, altre che allattano, altre che parlano, parlano, parlano. Alcune figure, spesso con la braccia incrociate, stanno in piedi e osservano, senz'ansia, sono i sindacalisti, pronti a intervenire alla minaccia di un qualche abuso. Fa caldo, le candidate si sventolano con la lista delle sedi disponibili e con quella della graduatoria. Il funzionario chiama un cognome. La chiamata si alza e raggiunge il banco, consegna i documenti e dichiara la sua preferenza. L'aula è lunga e affollata. Nessuno capisce. Qualcuno urla "Cosa ha preso???" Lei ripete scandendo ad alta voce la sede scelta. Brusio. Molte esultano ("evvai! non ha preso la sede che volevo io!"), altre rumoreggiano ("ma chissà come li ha fatti tutti quei punti lì!"), altre si disperano. Alcune vagano chiedendo informazioni sulle sedi disponibili ("C'è mica qualcuna che è stata alla scuola di Cazziatopoli? Com'è il preside?"), altre sfogliano un atlante stradale e chiedono informazioni ai vicini ("Scusa, ma Inculoailupi è molto lontano da qui?"). E così via, cognome dopo cognome, sede dopo sede, sospiro dopo sospiro fino a quando chiamano il tuo nome. E riparte la tua avventura.
Nella fattispecie io devo risolvere un dilemma: potendo scegliere, che faccio? Torno nella scuola dell'anno scorso, così do una continuità didattica alla bimba e un sospiro di sollievo ai genitori? Ma in quella scuola il soprannome che avevo dato di base a tutte le maestre era "quelle luride pu--ane" e tante volte sono tornata a casa in lacrime. Oppure vado in un altra sede, più lontana da casa, senza sapere chi ci sarà, come mi troverò, ricominciando  tutto da capo, con buona pace della bimba dell'anno scorso?
Non so. Non so davvero che fare.

lunedì 5 settembre 2011

Di cose che iniziano, di cose che cambiano, di me che non cambio...

Stamattina qui era novembre. Non so da altre parti, ma qui c'era quell'orribile tempo di freddo e pioggerellina. L'ideale per  iniziare la scuola materna, pardon dell'infanzia! Mancavano solo i latrati dei lupi e la nebbiolina dei fossi. E così è iniziato il suo nuovo percorso. O il mio? Lui giocava con una mega pista, mentre io mi sentivo gonfia come un pop corn! L'ho salutato. Sono uscita. Ho pensato che non gli avevo lasciato il cambio. Sono rientrata. Ho dato il cambio. Sono uscita. Ho cercato un'altra scusa per rientrare. Non l'ho trovata. E così, piena di magone e di novembre, me ne sono andata..tutto in compagnia dell'anarchico, ancora più confuso di me.
E' che sono allergica ai cambiamenti, mi piace lo status quo delle cose, mi piace anche una certa fissità, magari appena turbata da blandi cambiamenti, in ogni modo mai definitivi e sempre negoziabili. Sono una palla, ma non ci posso fare niente: quando mi piacciono certe situazioni desidero solo che si protraggano il più a lungo possibile, o quantomento fino a quando ne sono stufa. Ecco, tutte queste riflessioni forse era il caso di farle prima di riprodurmi, perchè se c'è una cosa soggetta al cambiamento e alla trasformazione sono i figli. Quel frugoletto che fino a ieri cercava a occhi chiusi il mio seno, ora sta seduto su una seggiolina con sconosciuti; appena due giorni fa ha imparato a camminare e ora lascia la mia mano per correre; è stato poche ora fà che ha detto la sua prima parola e ora inventa metafore che neanche Pascoli...Sì lo so, la mia percezione del tempo ha qualche pecca...ma ci siamo capite, no?
In ogni modo le prime due ore sono andate belle lisce, a casa invece mi ha fatto dannare, mi sono sfogata al telefono con mia madre e lui è arrivato con il braccio teso "Mamma, facciamo le paci?" Ma sì, amore mio, tutte le paci che vuoi...

lunedì 18 luglio 2011

Aargghhhhh! Imprigionata in un senso di inadeguatezza!!! E questo perchè? Perchè visto che sono a casa da sola con i bimbi, senza nonne che mi possano aiutare, ho sollevato il telefono e ho chiesto al nido che lo svizzero ha frequentato, se c'era ancora la possibilità di inserirlo nel nido estivo per mezza giornata. La risposta è stata affermativa e così, senza pensarci, ho detto sì. Da domani torna al nido. Appoggiato il telefono è iniziato il tormento: 
Che bello! dice la parte razionale!
Sì ma tu sei una cacchetta! risponde la parte emotiva.
Come una cacchetta? come ti permetti?
Bhè, dai sono figli tuoi! Non sei in grado di gestire due bambini per tre settimane?
Sì, sarei in grado, ci avevo già pensato, ma così è meglio!
Certo, così vai a fare shopping con l'anarchico!
Noooo, con lo shopping ho chiuso, dopo l'ultimo estratto conto!
Seeee, e io ci credo!
E poi al nido si diverte di più che a casa con me e con l'anarchico a litigare per ogni gioco!
Sì, sì, la verità è che sei nata comoda e non vuoi fare sacrifici!
Che palle la logica dei sacrifici! Non sono belli  i sacrifici! Non fanno bene!
Ma fanno crescere, fanno maturare...
I due sono troppo piccini...
pensi di essere la prima e unica mamma al mondo con due figli piccoli senza aiuti?
No, però...se posso...
Viziata!
Stronza!
Madre degenere!
Bacchettona!




Tutto ciò non è sano, tutto ciò non è sano...qualcuno mi libera da queste voci????

giovedì 7 luglio 2011

Post egoista e ingrato

post che trasuda ingratitudine e mancanza di lungimiranza.
Ma sono due settimane che sono al mare e incomincio a sentirmi vittima della sindrome della gabbia dorata: sono in vacanza, al mare, in albergo, dovrebbe essere la situazione ideale di benessere e soddisfazione, e invece...
invece lo stare qua acuisce quella sensazione tabù di sentirsi in trappola, stretta dentro ritmi e orari imposti da altri (i figli), legata a routine (sveglia-colazione-mare-crema-buca-castello-bagno-merendina-buca-castello-pranzo-riposino-merendina-mare-buca-castello-bagno-cena-baby dance*-nanna) che iniziano a sfinirmi, egoisticamente attratta da una forma di divertimento che non significhi solo divertirmi perchè loro si divertono...
o forse provo questo perchè pc-man è tornato a casa e sono con la nonna, che è una santa ed è bravissima ed io la adoro, ma non è mio marito...
poi mi scuoto e mi dico: "cribbio! fra poco tornerò nella torrida Brescia, con 2 bimbi, senza nonne, senza nido, senza giardino. Goditela finchè puoi!" ma non funziona, magari è colpa del mare...a me il mare agita, turba...

* appena posso dobbiamo parlare della baby dance, il mondo deve sapere...

martedì 14 giugno 2011

Un altro addio

La scuola è finita! Dovrei gioire e invece no. No, perchè il nomadismo del precariato scolastico fa sì che con ogni probabilità io non rivedrò più la bambina che ho seguito quest'anno. E non è facile. E' stato un anno difficile, ho mandato giù mille rospi, mi sono scandalizzata e ho fatto finta di non sentire, ma tutti i miei malumori erano rivolti alle colleghe. Per tante situazioni: questa o questa per dire...
La piccola no. La piccola non si tocca. Ha 9 anni e non parla. Ma ogni tanto ha tuffato i suoi occhi nei miei: e i suoi occhi rivelavano la profondità di chi non ha le parole, ma vorrebbe, vorrebbe dire. Vorrebbe dire la gioia e la stanchezza, la noia e l'entusiasmo, la rabbia e l'energia. Vorrebbe dire "maestra basta!", ma anche "maestra, grazie!", a volte "maestra, mollami!", altre "maestra, che succede?".
 Vorrebbe dirlo, ma non trova i mezzi. Trova solo i suoi occhi, da gettare a chi si ferma a guardarla, a leggere, in quello che è per ogni essere vivente lo specchio dell'anima, i movimenti della sua anima. Spesso distoglievo per prima io lo sguardo, quasi sopraffatta e turbata dalla profondità di quello sguardo, persa nella difficoltà di sciogliere il mistero del suo non farsi capire.
Staccarsi da un bambino è duro. Staccarsi da un bambino fragile, delicato, è durissimo.
In bocca al lupo, piccoletta!

martedì 10 maggio 2011

Non mi ama più! L'ingratitudine nasce da piccolini...

Non mi ama più.
Mannaggia! Con le fatiche che ho fatto per lui! Ingrato! Piccolo uomo ingrato.
E' successo che dopo una bellissima giornata, lo Svizzero si ammala. Incominciamo "gomitando" di brutto, poi aggiungiamo qualche scarica, un pochino di febbre e via così... venerdì', sabato, domenica, lunedì, martedì...Ora sta meglio, un pochino meglio, ma i giorni scorsi si alzava dal letto e sprofondava sul divano, poi, stanco del divano, risprofondava nel letto. Il tutto nella giostra della sua gastroenterite. Con la sottoscritta che lo rincorreva con bacinelle, stracci, asciugamani, supposte, termometri e altre amenità!
 Ora, immaginiamo la scena: bambino di due anni e mezzo, sdraiato sul divano, pallido e smunto, a digiuno da giorni, inebetito da cartoni e febbre, si avvicina un adulto di casa e gli chiede  "vuoi venire qui che ti faccio le coccole?", lui solleva lo sguardo e scuote la testa. Si avvicina l'altro adulto di casa, ripete la stessa domanda, e, senza più forza per parlare, si solleva e gli va in braccio. Potete immaginare gli adulti? Io e il Pc man. Sapete chi ha scelto? Ha scelto lui! Preferisce lui!!! Sempre! Per ogni cosa! Dal cambiarlo a preparargli il biberon! Un bimbo che, malato, preferisce il papà!!!!Ma non si è mai visto! va contro tutta la letteratura! Non è giusto!
Se ci vedesse Tata Lucia so già che scuoterebbe la testa, scrivendo appunti sul suo bloccone. La sua voce fuoricampo spiegherebbe il perchè lo Svizzero non mi ama più e sarebbe, chiaramente, colpa mia.  Poi ci chiamerebbe in cucina e mi farebbe il cazziatone!
Maledetto virus gastrointestinale, che porti a galla le magagne!

martedì 25 gennaio 2011

Black out o illuminazione?

Io amo la mia famiglia. Amo il pc-man, amo il mio svizzero e il piccolo anarchico. La sera, quando mi sdraio, mi sento piena e ricca. E sono grata e riconoscente di tutto questo. Ma...
Ma ieri sera è andata via la luce. Pc-man è rimasto con i bimbi mentre io scendevo nell'interrato a riavviare il contatore. Ecco, mentre risalivo le scale ho pensato che magari per le scale potevo incontrare un argentino. Un argentino, evidentemente argentino, che mi diceva "Senorita, vienes con migo in Argentina y vamos a bailar el tango!" E io, che non so ballare il tango, gli dicevo di sì, così partivamo per l'Argentina. Ma poi tornavo, dopo qualche mesetto, sei al massimo, perchè lo so che il mio posto è questo, è qua che io appartengo. Ma un giretto in Argentina...

venerdì 31 dicembre 2010

Zero bilanci

Di solito sono un po' contabile...cioè, non con i soldi: quando si va in pizzeria con le amiche inizio a sudare al pensiero di gestire i soldi per pagare il conto e dare i resti, e quella che paga per due, e quella che ha solo il pezzo grosso, e quella che aggiunge 5 euro al totale perchè così il resto viene più facile...no, quei conti lì non li so fare!
Ma, da quando ho memoria di una certa autocoscienza, ogni 31 dicembre mi ripasso tutti i mesi, gli avvenimenti, gli eventi, le sconfitte e le vittorie. Quest'anno no! No! No! No! 
me lo voglio lasciare alle spalle questo 2010, crudele, spietato, vorace come la miglior metafora della vita si possa fare. Non voglio ripercorrerti: sei stato doloroso e ingiusto. Hai dato tanto e hai tolto troppo. Non ti posso valutare, non posso darti un voto, come potrei? se guardo il bene che mi hai dato sei un anno meraviglioso, se penso a quello che ci hai tolto saresti da bruciare al rogo. Ti lascio lì, 2010. Ti valuterò quando sarò più saggia, quando i capelli bianchi e tanti altri 2010 mi avranno insegnato a leggere la vita.

martedì 7 dicembre 2010

Un post grigio ( e triste), nonostante Natale

Mi annoio da sola! nel senso che riesco ad essere noiosa persino a me stessa, che di solito, invece, mi stimo molto, anzi mi trovo proprio molto interessante! e invece, ultimamente no.
Sarà che...che sono stufa di questo cielo grigio che se non piove nevica e poi piove e poi di nuovo nevica e non c'è mai fine?
sarà che...che bianchina la nonnina  è malata ed io non ho tregua dai miei marmocchi neppure per andare a fare la spesa, figuriamoci un salto dalla parrucchiera?
sarà che...che non piace come sto lavorando, che le aspirazioni da salvatrice del mondo e rivoluzionaria della scuola si stanno miseramente scontrando contro la realtà e anche, diciamocelo, la mia stanchezza (o dovrei dire arrendevolezza?)?
sarà che...è un po' che non vedo le mie amiche e se non le vedo per un po' è come se un pezzettino di me vivesse nell'ombra e nell'ombra non ci sta bene?
sarà che...a dicembre di un anno fa hanno fa hanno diagnosticato il tumore che si è portato via mio cugino (ecco l'ho detto, prima qua che a molte persone del mio mondo "reale") e ed è pazzesco come la mente torni sempre lì, come i ricordi, i pensieri più banali finiscano col toccare lui...E mi basta stare in silenzio per pochi secondi, che mi ritorna in mente lui, e allora devo accendere la radio, cantare, navigare per sfuggire dal dolore della sua assenza e dalla consapevolezza del primo Natale senza di lui.

ecco, e questo grigiore che ho addosso, nonostante abbia addobbato la casina per le feste (posterò le foto!), non si scolla e mi si appiccica, molesto, e non mi piace, e non mi piaccio. Ma da qualche parte, in qualche modo, dovevo pur dirlo...Grazie.

martedì 31 agosto 2010

Sarà quel che sarà

Sarà che domani inizia l'inserimento al nido dello Svizzero, mah...
sarà che domani inizio formalmente il mio nuovo lavoro, forse...
sarà che la sparabiscotti che ho comprato ieri ha funzionato così così, può essere...
...ma oggi, ora, mi sento un po'...sospesa, per aria, incerta anche sui miei stati d'animo, un po' così...

Lettori fissi

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I miei cuccioli...

Lilypie Second Birthday tickers
Lilypie Third Birthday tickers

ho perso il contoooo!!!