Sto cercando di migliorare! Ci provo, almeno...Su tantissimi siti, primo fra tutti quello della preziosissima mammafelice, si parla di pianificare, planning, organizzazione e soprattutto to do list! Da da daaaa!
Mi sono detta "Cribbio!- perchè ormai si può dire senza essere accusato di filogovenatismo- e io? com'è che non ho una lista anch'io delle cose da fare?" così ci ho provato. Ma dove si scrive la lista? sul foglio della carta da formaggio? sul cartone delle scatole di scarpe? Noooo! Mi sono comprata un bel quadernino, piccino, giallo che-fa-allegria. Come dite? Ogni scusa è buona pur di comprare? Ma scusate, vi siete alleate col maritino??? Dicevo, ho comprato il quadernino e via con la mia prima lista.
Ma forse non ho capito bene il senso, perchè nella mia lista, subito dopo ricoprire la scrivania non ho potuto fare a meno di scrivere andare a Parigi e poi a ruota andare a New York...Mi sa che così non va! Ho il sospetto che in questo modo non riuscirò a concludere le mie giornate più proficuamente!
Nel frattempo lo Svizzero si lamenta e piangiucchia mentre dorme , mi avvicino , lo prendo in braccio:
Tesoro, hai male?
Sììììì
E cosa ti fa male?
Mi fa male l'occhio!
Non è che ti fa male l'orecchio?
Sì, mi fa male l'orecchio!
Amore, ascoltami ti fa male l'occhio o l'orecchio?
Mi...mi...(perchè balbetta un po'), mi fa male l'orocchio!
Ecco io adesso dove lo porto? Dall'otorino o dall'oculista?
Ancora mamma? ancora, mamma! Sì mamma ancora! Ancora... perchè dopo il Nanetto Svizzero è arrivato il Piccolo Anarchico... Ancora...perchè la canzoncina va cantata "ancora", il giochino va ripetuto "ancora", il suono buffo merita "ancora" di essere riproposto... Ancora...o meglio "non ancora" , che è la risposta a molte domande "Dorme tutta la notte?", "Mangia da solo?" "Parla?"...
lunedì 14 novembre 2011
giovedì 10 novembre 2011
E adesso che ne faccio?
Ho dei problemi. Lo so che non sono l'unica, che non sono sola (anche quando fono fola-come dice il buon Lorenzo), ma ogni volta me ne stupisco. Sono andata all'ikea. Lo so, non si fa. Ma come si fa? Io sto entrando nello spirito natalizio, i blog già parlano dei lavoretti, all'ikea ci sono le lucette, ho le mie cose...dai! Dovevo andarci! Ma la casa è piena. Piena di tutto: di disordine, di giochi, di spazi organizzati e di spazi un po' alla cazzo di cane...Piena. Non si comprano mobili.
Compriamo un tappeto? No, non si può, ne ho uno in sala e due (che avevano preceduto quello attuale) arrotolati sotto il letto, eletti a dimora invernale di colonie numerosissime di acari. Niente tappeti.
Compriamo i piatti? i bicchieri? le tazzine? le ciotoline? anche la cucina è sovraffollata, ho già soppalcato i pensili e piantato mensole (peraltro ad altezza tempia adulto così io e il pc man ci andiamo a sbattere che è una bellezza), non ci sta più niente. Dovrei buttare, lo so. Ma non sono capace di buttare. Non sono capace. E' un dono, un'arte, una predisposizione...io non ce l'ho. Io tengo. Perchè non si sa mai. Perchè ci sono dei ricordi appiccicati agli oggetti e non me ne voglio separare. Perchè mi piacciono. Perchè mi hanno accompagnato un po'....Insomma non butto. E allora? cosa vado a comprare all'ikea?
scampoli di stoffa all'angolo occasioni.
ne ho presi 3.
ce li ho in mano.
mia mamma mi diceva: "ma che te ne fai?" e io a dirle "vedrai mamma, questo può diventare un bellissimo hjsjfh, oppure lo posso usare da mettere sull jddhsfi." parlottavo. bofonchiavo. prendevo tempo e li passavo alla cassa veloce.
Ma aveva ragione lei. Che ne faccio?
Compriamo un tappeto? No, non si può, ne ho uno in sala e due (che avevano preceduto quello attuale) arrotolati sotto il letto, eletti a dimora invernale di colonie numerosissime di acari. Niente tappeti.
Compriamo i piatti? i bicchieri? le tazzine? le ciotoline? anche la cucina è sovraffollata, ho già soppalcato i pensili e piantato mensole (peraltro ad altezza tempia adulto così io e il pc man ci andiamo a sbattere che è una bellezza), non ci sta più niente. Dovrei buttare, lo so. Ma non sono capace di buttare. Non sono capace. E' un dono, un'arte, una predisposizione...io non ce l'ho. Io tengo. Perchè non si sa mai. Perchè ci sono dei ricordi appiccicati agli oggetti e non me ne voglio separare. Perchè mi piacciono. Perchè mi hanno accompagnato un po'....Insomma non butto. E allora? cosa vado a comprare all'ikea?
scampoli di stoffa all'angolo occasioni.
ne ho presi 3.
ce li ho in mano.
mia mamma mi diceva: "ma che te ne fai?" e io a dirle "vedrai mamma, questo può diventare un bellissimo hjsjfh, oppure lo posso usare da mettere sull jddhsfi." parlottavo. bofonchiavo. prendevo tempo e li passavo alla cassa veloce.
Ma aveva ragione lei. Che ne faccio?
martedì 8 novembre 2011
Elogio dell'imperfezione
Ci sono cose per cui devo ringraziare mio padre, ad esempio che ho delle gambe muscolose pur avendo fatto come sport nella mia vita solo lo shopping non agonistico.
Ma c'è una cosa gigante per cui devo ringraziare i miei figli. Mi hanno salvato dalla sindrome della perfettina. Perfetta non lo sono mai stata, anzi...tuttavia sono cresciuta con il convincimento che le cose o si fanno in un certo modo o non lo si fanno. E il certo modo è quello che sfiora la perfezione. Il convincimento era così radicato che se le cose non mi venivano come pretendevo io, dopo qualche tentativo, rinunciavo. Rinunciavo, punto. Non mettevo in conto la pratica, l'allenamento o il semplice gusto di apprezzare qualcosa. O perfetto o niente. Da un certo punto di vista questa mentalità dovrebbe favorire l'impegno e l'ambizione. In realtà credo che tolga il 90 % del gusto della vita, della gioia della semplicità. Ho fatto impazzire il mobiliere quando ho comprato la cucina perchè abbiamo discusso ogni singolo dettaglio ed ogni scelta (dalle maniglie all'altezza del piano di lavoro) era per me motivo di dibattito e studio. Doveva essere perfetta. Non dovevo rimproverarmi un giorno di aver sbagliato nell'acquisto.
Quanto tempo sprecato! I sabato pomeriggio nel suo studio a massaggiarmi il pancione e a valutare i diversi tipi di frigorifero nel dettaglio che neanche avessi avessi avuto un pinguino da allevare...
Mia mamma lo sapeva...un giorno mi ha regalato un libro "Nessuno ci chiede di essere perfetti, nemmeno Dio", scritto da un rabbino, uno, cioè, che ha fatto dell'arte di capire i messaggi segreti dell'Altissimo la sua vita. Era proprio un bel libro, lo consiglio, l'ho trovato geniale in molti punti, pensavo sarebbe riuscito a fare breccia in questa paranoia, ma nulla...ero granitica.
Poi sono arrivati loro. E i piani sono andati tutti all'aria. Perchè mi hanno insegnato che non c'è la perfezione, o almeno non esiste quella pianificata, studiata, progettata. Perchè per quanto mi possa sforzare viaggio con anni luce di distanza anche solo dall'idea di mamma perfetta. Ho sperimentato che esiste un'altra forma di perfezione: quella improvvisata, che dura qualche attimo o forse anche una mezz'ora, che è il frutto di un progetto condiviso, dii un'affinità di anime e che è l'unica perfezione per la quale valga la pena investire. Esistono i pomeriggi perfetti improvvisati con i colori o con una torta. Esistono i balletti (perfetti) e il trenino (perfetto) per la casa. Esistono i bagnetti (perfetti) con la vasca piena di contenitori e giochi e il bagno imperfettamente allagato.
Per il resto: il colore delle tende, la finitura del parquet, i decori del servizio di piatti, l'opinione dei vicini e dei parenti, la casa, l'altisonanza del lavoro, il numero di amici, gli inviti ricevuti...sono cose belle, piacevoli, ma non ci investirei più tutto il tempo e le risorse che ci ho consumato.
Terrei, terrò l'energie per altro.
giovedì 3 novembre 2011
Ah, non era pasquetta?
Lo so che volevate sapere come ho trascorso il giorno dei Santi! Però non avevate l'ardire di chiedermelo, perciò vi tolgo dall'imbarazzo e ve lo spiego. Anche perchè stata una gran bella giornata. E se ne parlo solo ora è perchè sono pigra e lenta. Un bradipo, insomma.
Io vivo da sempre a Brescia, ma le radici della mia famiglia sono là, nella terra del prosciutto e del formaggio, di Verdi e delle biciclette, insomma nel territorio di Parma. Così abbiamo fatto la gitarella, sembrava più una pasquetta che il 1° novembre: io, mia madre e mio fratello siamo partiti la mattina presto, salutando i consorti e la prole per dirigerci sotto il Pò. Abbiamo fatto la visita al cimitero, rivisto parenti che ci ricordavano 15enni, stretto mani di ignoti, versato qualche lacrima, cercato somiglianze nelle foto dei nostri predecessori, letto con attenzione lapidi che portavano nomi insoliti (quanti Otello, Tranquillo, Aldina!), cercato le lapidi più vecchie (un morto nel 1854, forse...), declamato "Novembre" di Pascoli...poi col cuore gonfio di ricordi e rimpianti per chi se n'è andato davvero troppo presto e per chi ci sarebbe ancora e ancora servito,nonostante fosse anziano, siamo andati a fare la nostra personalissima celebrazione e commemorazione dei defunti: al ristorante! In tantissime culture si presenta l'abbinamento "piangiamo il morto e mangiamo", tranne nella nostra, dove la morte è un taboo, indicibile, da nascondere, da occultare. E invece io sento, sento proprio epidermicamente, che c'è un legame forte fra il ricordare chi non c'è più e banchettare in suo onore...cosa sarà? la vita che si riafferma sulla morte? la convivialità come espressione di conforto e vicinanza? il fatto che mio nonno adorava mangiare con gusto? che io e mio cugino abbiamo passato l'infanzia a mangiare al tavolo da soli perchè eravamo i più piccoli e non ci stavamo nella tavola con i grandi? non lo so...tutto questo, molto altro; in ogni modo noi siamo andati a mangiare in una meravigliosa e tipica trattoria niente popò di meno che a Zibello, la patria, per chi non lo sapesse, del culatello. E così fra un piatto di strolghino e uno di capelletti, fra un bicchiere di lambrusco e uno di Nocino (favoloso!), il cuore si è calmato, il sorriso è diventato una risata, il sole si è scaldato un po' e io ho riassaporato l'essere figlia e sorella, per qualche ora, senza altri pensieri, sospesa fra i ricordi e il gusto del presente.
Io vivo da sempre a Brescia, ma le radici della mia famiglia sono là, nella terra del prosciutto e del formaggio, di Verdi e delle biciclette, insomma nel territorio di Parma. Così abbiamo fatto la gitarella, sembrava più una pasquetta che il 1° novembre: io, mia madre e mio fratello siamo partiti la mattina presto, salutando i consorti e la prole per dirigerci sotto il Pò. Abbiamo fatto la visita al cimitero, rivisto parenti che ci ricordavano 15enni, stretto mani di ignoti, versato qualche lacrima, cercato somiglianze nelle foto dei nostri predecessori, letto con attenzione lapidi che portavano nomi insoliti (quanti Otello, Tranquillo, Aldina!), cercato le lapidi più vecchie (un morto nel 1854, forse...), declamato "Novembre" di Pascoli...poi col cuore gonfio di ricordi e rimpianti per chi se n'è andato davvero troppo presto e per chi ci sarebbe ancora e ancora servito,nonostante fosse anziano, siamo andati a fare la nostra personalissima celebrazione e commemorazione dei defunti: al ristorante! In tantissime culture si presenta l'abbinamento "piangiamo il morto e mangiamo", tranne nella nostra, dove la morte è un taboo, indicibile, da nascondere, da occultare. E invece io sento, sento proprio epidermicamente, che c'è un legame forte fra il ricordare chi non c'è più e banchettare in suo onore...cosa sarà? la vita che si riafferma sulla morte? la convivialità come espressione di conforto e vicinanza? il fatto che mio nonno adorava mangiare con gusto? che io e mio cugino abbiamo passato l'infanzia a mangiare al tavolo da soli perchè eravamo i più piccoli e non ci stavamo nella tavola con i grandi? non lo so...tutto questo, molto altro; in ogni modo noi siamo andati a mangiare in una meravigliosa e tipica trattoria niente popò di meno che a Zibello, la patria, per chi non lo sapesse, del culatello. E così fra un piatto di strolghino e uno di capelletti, fra un bicchiere di lambrusco e uno di Nocino (favoloso!), il cuore si è calmato, il sorriso è diventato una risata, il sole si è scaldato un po' e io ho riassaporato l'essere figlia e sorella, per qualche ora, senza altri pensieri, sospesa fra i ricordi e il gusto del presente.
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