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immagine tratta dal web |
Molto carichi.
Non solo emotivamente, ma proprio fisicamente. Porto tutto e spesso manca qualcosa. Mi sono evoluta: sono divantata una mamma 2.0 e faccio le liste per riempire le valigie.
Faccio e consulto.
Depenno.
Aggiorno.
Poi salvo. E mi sento tutta fiera di me. Perchè penso a tutto: se fa caldo, se fa freddo, se fa freddino, se piove. Le valigie si accumulano.
I giochi per il mare, per la casa, per la casa da fare a tavolino, da fare insieme. Si riempono borse.
Poi arrivo nel luogo della vacanza e scopro che ho dimenticato ancora qualcosina, ma che soprattutto ho portato troppo.
E poi il mio occhio cade sui campeggiatori. Razza umana che stimo enormemente. Li ho visti arrivare, scendere dalla macchina e montare una tenda (se erano Italiani la montavano litigando con la moglie, se erano Tedeschi no!). Aprire un tavolino, 4 sedie. Stop. Erano in vacanza. Bagagli: meno del minimo. Per quanto grande e confortevole sia una tenda impone una forte discriminatura: ciò che serve davvero e ciò che no. L'essenziale.
Sono stata scout e quanto orgoglio c'era quando si faceva la route e camminando con lo zaino in spalla, con la fatica addosso, con il peso sulle schiena, in salita, a lungo, una vocina dentro di me, mi diceva che tutto quello di cui avevo bisogno era lì con me, ero autosufficiente, mi bastava poco.
Avevo tutto.
Ora vedo i campeggiatori e penso che anche loro ce l'hanno fatta e che vorrei essere così: riconoscere l'essenziale, saperlo prendere, tralasciare il resto.
In vacanza.
E nella vita.